Moda

Pieter Mulier saluta Alaïa: una collezione finale che perfeziona l’eredità della maison

collezione Alaia
Pieter Mulier saluta Alaïa: una collezione finale che perfeziona l’eredità della maison (screenshot Instagram @harpersbazaarec) - FRCNews

La moda raramente mette tutti d’accordo, le collezioni dividono, le tendenze cambiano rapidamente e gli stilisti si alternano con velocità.

Eppure negli ultimi anni c’è stato un nome capace di ottenere rispetto quasi unanime all’interno del settore: Pieter Mulier. Lo stilista belga ha presentato alla Paris Fashion Week la sua ultima collezione per la maison Alaïa, chiudendo un percorso durato cinque anni con una sfilata intensa e misurata.

L’evento ha avuto il sapore di un saluto importante. In prima fila erano presenti figure chiave del mondo della moda, tra cui il suo mentore Raf Simons e lo stilista Mathieu Blazy. Per Mulier è stato il momento conclusivo di un capitolo professionale significativo prima di iniziare una nuova fase: a partire da luglio guiderà infatti la maison italiana Versace.

Un addio costruito sulla continuità

L’ultima collezione non è stata pensata come una rivoluzione, ma come una riflessione sull’identità di Alaïa. Fin dal suo arrivo alla guida creativa della casa di moda, Mulier ha scelto di lavorare nel solco tracciato dal fondatore Azzedine Alaïa, mantenendo un forte legame con la tradizione sartoriale della maison.

Il suo approccio è sempre stato chiaro: creare abiti pensati per essere indossati davvero, non soltanto fotografati o condivisi sui social. Questa filosofia ha guidato tutto il suo quinquennio creativo e ha trovato nella collezione finale una sintesi perfetta.

La sfilata ha così rappresentato una sorta di dichiarazione conclusiva: la moda come esercizio di precisione, rispetto delle forme e attenzione verso il corpo femminile.

“Only love”: il messaggio dietro l’ultima collezione

Nonostante la viralità non sia mai stata una priorità nel suo lavoro, il lancio della collezione ha comunque attirato grande attenzione sui social. Gli invitati alla sfilata hanno ricevuto un invito molto particolare: una valigetta su misura contenente un puzzle in pelle che, una volta assemblato, rivelava un corpetto decorato con borchie metalliche.

Lo stesso Mulier ha condiviso l’immagine del pezzo completo accompagnandola con poche parole: “Canto del cigno… solo amore”. Un messaggio che riassume bene lo spirito della collezione, dedicata non solo agli abiti ma anche all’artigianalità e alle persone che lavorano dietro le quinte della maison.

Un percorso iniziato molto prima di Alaïa

Prima di arrivare alla guida della maison parigina, Mulier aveva già costruito un percorso importante nel mondo della moda. Per anni è stato il braccio destro di Raf Simons durante la sua esperienza alla guida di Dior.

In quel periodo ha coordinato i team creativi delle collezioni haute couture, ready-to-wear e accessori femminili. Il lavoro svolto in quegli anni è stato raccontato anche nel documentario del 2014 Dior and I, che ha mostrato il dietro le quinte del lavoro negli atelier e la complessità della couture.

Quell’esperienza ha contribuito a formare la sua visione: una moda costruita sulla collaborazione tra designer e artigiani.

La sfilata finale alla Fondation Cartier

Per il suo ultimo saluto, Mulier ha scelto la Fondation Cartier di Parigi. Lo spazio della sfilata era diviso in due: da una parte la passerella, dall’altra un grande schermo con i ritratti di tutti i membri dell’atelier Alaïa fotografati da Keizo Kitajima.

Un gesto simbolico con cui lo stilista ha voluto rendere omaggio al lavoro collettivo che sostiene ogni collezione.

Nelle note della sfilata Mulier ha scritto parole molto chiare: questa collezione non è dedicata a lui, ma all’intero team della maison, una famiglia creativa con cui ha condiviso cinque anni di lavoro.

Una collezione finale sobria ed essenziale

Chi si aspettava un finale spettacolare potrebbe essere rimasto sorpreso. L’ultima collezione di Mulier non ha cercato l’effetto scenografico, ma ha puntato su una eleganza minimalista.

La sfilata si è aperta con abiti sottoveste aderenti, dalle linee essenziali, che richiamavano il minimalismo degli anni Novanta. Silhouette pulite e misurate hanno dominato gran parte della collezione.

Accanto a questa purezza formale sono apparsi anche elementi più sorprendenti: cappotti swing ispirati agli anni Sessanta, giacche di pelle abbinate a tutù plissettati, abiti drappeggiati con pannelli geometrici e maxi abiti a colonna con spacchi profondi.

Ogni capo sembrava muoversi tra due poli: sobrietà e invenzione. Un equilibrio che ha caratterizzato l’intero lavoro di Mulier per Alaïa.

Un dialogo tra passato e presente

I richiami all’archivio della maison sono stati numerosi, soprattutto negli abiti con cappuccio che hanno rappresentato una sorta di dialogo simbolico tra il passato di Alaïa e la visione contemporanea dello stilista.

Un dialogo iniziato cinque anni fa, quando Mulier debuttò alla guida della maison con una lettera indirizzata idealmente allo stesso Azzedine Alaïa. Allora raccontò di aver cercato di entrare nella mente del fondatore, pur sapendo che sarebbe stato impossibile comprenderla fino in fondo.

Con questa ultima collezione, quella conversazione simbolica sembra trovare una conclusione. Non una rivoluzione, ma una gratitudine resa tangibile attraverso abiti che celebrano la precisione, l’artigianalità e il rispetto per chi li indosserà.

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