Il debutto di Demna da Gucci non poteva essere timido.
In passerella, durante la fashion week milanese, il marchio ha mostrato un’idea di street style che non chiede il permesso a nessuno: marsupi logati portati sulla spalla, ombelichi in vista, perizomi con la doppia G che spuntano sotto abiti scintillanti. Un linguaggio diretto, quasi provocatorio, in un momento in cui però la posta in gioco è molto concreta: le vendite.
Un marchio che deve tornare a correre
Nel 2025 Gucci ha registrato un calo del 19% a dati comparabili. Un numero che pesa, soprattutto se si considera che la maison rappresenta circa il 40% delle vendite del gruppo Kering. Dopo anni di crescita continua, il rallentamento è diventato un segnale difficile da ignorare.
In questo contesto Demna ha parlato di pragmatismo. Ha scritto che la sua visione punta a creare oggetti desiderabili e autentici, capaci di accompagnare persone diverse nella quotidianità. Meno teoria, meno giustificazioni intellettuali. Più prodotto.
Il problema è che oggi il logo e la storia non bastano. Chi compra lusso non fa sconti. Se qualcosa non convince, semplicemente non lo sceglie.
Street style e sensualità senza filtri
La sfilata ha alternato tailleur impeccabili e tagli sartoriali morbidi a un’irruzione di codici streetwear molto evidenti. Jeans chiari, t-shirt aderentissime che segnano il fisico, tubini che aderiscono come una seconda pelle. E poi i dettagli che hanno fatto discutere.
Il marsupio logato, invece di essere indossato in vita, viene portato sulla spalla. Un gesto semplice che richiama la strada più che il red carpet. L’ombelico scoperto torna protagonista. E quando Kate Moss chiude la sfilata con un abito nero scintillante e una scollatura profonda sulla schiena, il perizoma con la doppia G in oro bianco e diamanti diventa un messaggio chiaro: Gucci non vuole essere discreta.
È una sensualità esibita, quasi teatrale. Ma allo stesso tempo convivono pezzi pensati per un uso più quotidiano. Le stesse giacche passano dalla gonna ai leggings-pantalone, fino ai pantaloni più classici, come se dovessero attraversare ufficio, bar e serata senza cambiare identità.
Icone reinterpretate e nuovi oggetti
Accanto alle provocazioni, non mancano le borse storiche. La Gucci Bamboo 1947 viene alleggerita nelle proporzioni, con un manico in segmenti di pelle flessibile che richiama il bambù originale ma lo rende più dinamico. Le minaudière d’archivio si allungano per contenere smartphone ed essenziali. Segno che il passato viene riletto pensando alla vita reale.
Arriva anche la Manhattan, prima sneaker firmata da Demna per il marchio: forma da basket ultra minimale, infilabile come un mocassino. Una scarpa che prova a stare nel mezzo tra eleganza e comodità.
Leggings fusi con il pantalone, top e giacche integrati in un unico capo aderente, scarpe che sembrano un ibrido tra sneaker e calzature in pelle con punte molto allungate. Tutto punta a un’identità più netta, più riconoscibile.
Resta una domanda sospesa. Questa contaminazione tra sartorialità fluida e sensibilità street riuscirà a riportare desiderabilità e numeri? Fra qualche mese i dati diranno se l’azzardo ha funzionato. Per ora la passerella ha lanciato un segnale forte: Gucci vuole tornare a farsi notare, anche a costo di dividere.








