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Balenciaga porta “ClairObscur” in passerella: 5 cose da sapere sulla collezione FW26

Sfilata "ClairObscur" Balenciaga FW 2026
Balenciaga FW26, “ClairObscur”: i 5 momenti chiave della sfilata a Parigi - FRCNews

Alla Paris Fashion Week Balenciaga ha portato in passerella una collezione che prova a stare dentro le contraddizioni del presente invece di nasconderle.

“ClairObscur”, la proposta Autunno-Inverno 2026 firmata da Pierpaolo Piccioli, si muove proprio lì, nel punto in cui luce e ombra si toccano. Non è solo una questione estetica. È il modo scelto dal direttore creativo per raccontare corpi, fragilità, presenza scenica e tensione emotiva. Il risultato è uno show che alterna impatto visivo e costruzione narrativa, con capi che cercano volume, movimento e intensità senza perdere il legame con chi li indossa.

Il chiaroscuro come idea di collezione

Il titolo ClairObscur dice già molto di quello che si vede in passerella. Piccioli parte dalla tecnica del chiaroscuro e la sposta sulla moda, usando contrasti netti per costruire forme, superfici e profondità. I capi sembrano emergere dal buio, quasi come figure che prendono corpo poco alla volta. Anche la palette segue questa direzione, con colori saturi, riflessi improvvisi e toni più cupi che fanno da base ai volumi.

Non c’è la ricerca di una silhouette unica. La collezione lavora piuttosto sul rapporto tra pieni e vuoti, tra struttura e leggerezza, tra ciò che protegge il corpo e ciò che invece lo lascia intravedere. In diversi look si ha la sensazione che il vestito non serva a coprire, ma a far vedere meglio la persona che c’è dentro.

La collaborazione con Sam Levinson

Uno dei passaggi più discussi dello show è la collaborazione con Sam Levinson, il creatore di Euphoria. Il suo intervento non resta sullo sfondo ma contribuisce a costruire l’atmosfera della sfilata. Luci al neon, immagini video e una regia più immersiva del solito trasformano lo spazio in qualcosa che ricorda più un’esperienza narrativa che una semplice presentazione di collezione.

La scelta non arriva per caso. Piccioli sembra interessato a quel tipo di racconto che mette insieme bellezza, vulnerabilità e tensione emotiva. Ed è proprio questo che si avverte in passerella: una moda che cerca di non essere levigata a tutti i costi e che lascia spazio anche all’imperfezione.

Il ritorno di corpi diversi in passerella

Un altro punto che colpisce riguarda l’inclusività. La passerella torna a mostrare età, fisicità e presenze differenti, senza dare l’impressione di volerlo dichiarare a voce alta. Semplicemente succede. E in un momento in cui molte sfilate sembrano ancora inseguire un’idea piuttosto rigida di immagine, questo dettaglio finisce per pesare.

I vestiti non sembrano pensati per uniformare chi li indossa. Al contrario, lavorano per accompagnare caratteristiche diverse, mettendo in evidenza ciò che rende ogni figura distinta dalle altre. È un approccio che restituisce respiro alla collezione e la rende meno chiusa dentro una sola idea di bellezza.

Un affresco costruito intorno al corpo

Piccioli ha descritto la collezione come un affresco sull’umanità, e in effetti molti look sembrano costruiti partendo prima dal corpo che dal capo in sé. La pelle si piega, il cashmere assorbe la luce, la seta la rimanda, mentre paillettes e ricami creano riflessi irregolari che cambiano a seconda del movimento.

I cappotti hanno colli ampi e quasi scultorei, gli abiti più fluidi seguono la silhouette senza irrigidirla, i drappeggi aprono e richiudono la figura. Anche gli accessori si muovono dentro questa idea di trasformazione, compresa la Midnight City Bag, riletta con effetti degradé che riprendono il tema del passaggio continuo tra chiaro e scuro.

Il front row e il peso dello show

Come spesso accade da Balenciaga, anche il front row contribuisce a definire il racconto della sfilata. In sala si vedono attrici, musicisti e volti molto osservati, da Naomi Watts a Winona Ryder, insieme ad altri ospiti legati al marchio. Ma in questo caso il contorno non sembra divorare la collezione.

Lo show riesce a tenere il centro. E forse è questo l’aspetto più interessante di “ClairObscur”: non punta solo a farsi ricordare per l’impatto scenico, ma per il tentativo di rimettere insieme moda, emozione e presenza umana in uno stesso spazio. Non sempre in modo lineare, non sempre in modo pacificato. Però con un’idea abbastanza chiara di quello che vuole mostrare.

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